04/10/12

68 - Il disastro del Vajont: 9 Ottobre 1963

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso e che confluisce nel Piave, nei pressi di Longarone e Castellavazzo, in provincia di Belluno.
Le comunità di questi paesi vennero sconvolte dalla catastrofe che avvenne il 9 ottobre 1963 in seguito alla costruzione della diga che provocò la frana del monte Toc all'interno del bacino artificiale creatosi alle spalle della struttura con la conseguente onda che portò alla distruzione dei paesi ed un numero di circa 1800 vittime.
Ma partiamo dall'inizio. Nel 1940 il geologo Dal Piaz, consulente della SADE e autore delle principali relazioni geologiche che accompagnarono i progetti della diga, diede una descrizione dei luoghi in cui doveva essere realizzata la struttura: " [...] la parte inferiore della vallata del Vajont, che confluisce nel Piave di fronte a Longarone, viene citata come esempio classico e suggestivo di profondissima gola che s'interna nei monti a guisa di gigantesca spaccatura. In questo punto la gola è così angusta e profonda da richiamare alla mente i classici canyon degli Stati Uniti. Anche qui, come nei canyon dell'America settentrionale, il fiume scorre in una profondissima fessura a forma di tortuoso corridoio, i cui fianchi si ergono a pareti verticali per considerevoli altezze [...]".

In seguito ad una serie di proposte di progetto, anche a causa delle pressioni del Governo, ci fu un'accelarazione nell'iter progettuale che portò alla realizzazione di una serie di elaborati secondo cui la diga doveva presentare le seguenti caratteristiche:
  • quota di fondazione: 463,90 m
  • quota di coronamento: 725,50 m
  • quota di massimo invaso: 722,50 m
  • altezza massima: 261,60 m
  • lunghezza del coronamento: 190,50 m
  • spessore alla base: 21,11 m
  • spessore alla sommità: 3,40 m
  • volume di calcestruzzo: 353.000 mc
  • corda dell'arco medio di testa: 169,0 m 
Gli scavi iniziarono nel 1956 ed i lavori si conclusero nell'agosto del 1960.
La diga fu riempita e, in seguito ad una serie di invasi e svasi, venne raggiunto il livello di 710 m, 10 oltre il limite di sicurezza. In questa occasione ripresero i movimenti della massa franosa e la falda freatica riprese a risalire, benché questo fosse attribuito alle precipitazioni meteorologiche. Nella riunione tecnica tenutasi il 18 di settembre, l'ing. Biadene, subentrato allo scomparso Semenza, fece presente che se i movimenti non si fossero arrestati prima della fine del mese, avrebbe proceduto ad uno svuotamento parziale del bacino fino a quota 695, ritenuta da tutti come quota di sicurezza per eventuali imprevisti.
Nell'ultimo mese precedente la tragedia i cittadini della valle del Vajont erano certamente impressionati da quanto succedeva: i boati che scuotevano continuamente il terreno non inducevano di certo all'ottimismo. 
Il 27 settembre iniziò l'ultimo svaso, dapprima lento, quindi sempre più veloce. Purtroppo questo ultimo estremo intervento non riuscì ad evitare il peggio.
 Alle 22.39  del 9 ottobre 1963 una frana (si parla di circa 270 milioni di mc di roccia) si staccò dal monte Toc provocando ue ondate: la prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. L'abitato di Erto fu miracolosamente risparmiato ma vennero distruttue le frazioni più basse lungo le rive del lago(Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino); la seconda superò lo sbarramento della diga e si diresse verso valle spazzando via ogni ostacolo. La stretta gola del Vajont compresse l'onda facendolo acquisire ancora maggiore energia che la portò a raggiungere i 70 metri all'uscita dalla vallata e a distruggere con una forza terribile l'abitato di Longarone.
Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.

02/10/12

67 - I percorsi della memoria

Domenica 30 settembre ho partecipato alla gara podistica non competitiva "I percorsi della memoria" suoi luoghi del Vajont. La gara, prevedeva un percorso che si snodava tra i tratti di strada interrotti o distrutti nel disastro del Vajont del 9 ottobre 1963 e che hanno caratterizzat storicamente le vie di collegamento tra al Valle del Piave e la Valcellina, nonchè sentieri quali antiche vie di comunicazione a piedi per le genti di Casso, di Erto, di Castellavazzo e Longarone.
Come si legge nell'opuscolo informativo, è stato un suggestivo passo indietro nel tempo poter percorrere tracciati ricchi di storia come la vecchia strada del Colomberm le gallerie, il ponte canale, la cava dei Pascoli, l'intero coronamento della diga, attraversare la frana del Toc, transitare per la vecchia Erto e poi per il trui dal sciarbon, salire a Casso, scendere a Codissago per il troi de Sant'Antoni e raggiungere Longarone per la zona di Malcolm.

Erano previsti 3 tipi di percorsi: un percorso "A" di 10 km circa, un percorso "B" di 17 km (quello corso dal sottoscritto) ed un percorso "C", più lungo, di circa 25 km.
Devo dire che i 17 km sono stati meno faticosi del previsto, nonostante ho avuto qualche difficoltà in alcune salite che risultavano essere piuttosto ripide, tanto da dover essere superate camminando ed in fila uno dopo l'altro. Correre nei pressi della diga e sul coronamento della stessa avendo la possibilità di osservare da vicino l'imponenza della struttura  non ha veramente prezzo, soprattutto per un ing.idraulico come me che tali strutture le ha studiate solamente sui libri!Ed è veramente sensazionale come questa meraviglia di ingegneria sia stata costruita con i mezzi e le conoscenze dell'epoca (anni 50 del secolo scorso), arrivando ad essere, a fine lavori, la diga più alta del mondo con i suoi 261.60 m all'altezza dello sbarramento.
 
Purtroppo essa è ricordata in modo per particolare per il disastro del Vajont avvenuto il 9 ottobre 1963, ma continua a mantenere inalterato il suo fascino ed ogni volta che ne ho l'occasione e sono nei paraggi non manco di andare a scattare qualche foto.

La giornata podistica è stata dunque molto piacevole, anche perchè il tempo è stato clemente e ci ha accompagnato con una leggere pioggia solamente per qualche tratto del nostro percorso per poi scatenarsi nel pomeriggio quando ormai tutti i partecipanti erano giunti al traguardo.
La manifestazione, giunta alla 7^ edizione, risulta essere, secondo me, un'ottima opporunità e stimolo per le nuove generazioni (anche la mia) che non hanno vissuto direttamente la sciagurata vicenda del 1963, a conoscere e ad informarsi su quanto avvenuto, per poter ricordare le persone scomparse ed impedire che eventi catastrofici di tale entità non avvengano più. Credo che molti dei partecipanti alla manifestazione la pensassero come me, perchè fonti ufficiose parlano di circa 5500 podisti e di oltre 10000 persone che hanno preso parte alla giornata.

Nel successivo post mi occuperò di presentare il disastro del Vajont sopra richiamato, oggetto della gara podistica a cui ho partecipato.

19/09/12

66 - Preparativi

Oramai, a discapito del titolo del mio blog, ultimamente qui parlo solamente della mia prossima meta, ovvero si parla di Australia. In questi mesi che mi separano dalla partenza vi sono un sacco di preparativi e talmente tante cose a cui pensare che ho dovuto sfoderare foglio e penna e stilare un elenco.
Tra le tante, in questi giorni mi sto occupando di chiudere, almeno temporaneamente, la mia carriera professionale qui in Italia nella speranza di poterla poi riaprire in Australia. Si passa quindi dalla semplicissima cancellazione dall'Albo (degli Ingegneri ndr) alla ben più complicata gestione della Cassa di Previdenza e degli obblighi-doveri-diritti derivanti dal possesso di una partita Iva.
La mia giornata tipo, quindi, si districa tra lavoro, telefonate varie ad agenzie di consulenza per definire le mie prime settimane in Perth seguendo un corso di inglese per raggiungere la certificazione Ielts, vagonate di materiale scartabellato in internet che mi preparari ad affrontare la vita in mezzo a canguri, coccodrilli e ragni.
 
In mezzo a tutta questa confusione, l'eccitazione inizia ad alzare la propria asticella; in alcuni giorni è maggiore, in altri minore, ma c'è sempre, ogni giorno di più. Quando poi ricevo i rari complimenti per la mia coraggiosa scelta, volo a qualche metro da terra sentendomi potentissimo!
 
Ancora non riesco a pensare che questi sono gli ultimi mesi che mi separano da una straordinaria esperienza di vita, eppure..sembra proprio sia così!

07/09/12

64 - E...

E quella adrenalina che ti nasce dentro quando sai che qualcosa di importante si sta per avvicinare,

E quello stimolo a dare sempre il massimo e tutto te stesso per raggiungere quell'obiettivo,

E quella voglia di tentare, di provare, di rischiare che ti fa sentire vivo,

E il coraggio che hai trovato per prendere quella determinata decisione, che tanti pensano ma pochi mettono in atto,

E quella sensazione di poter decidere della propria vita, e non subire le conseguenze di ciò che ti circonda,

E quell'orgoglio che ti senti addosso, sapendo di aver preso una decisione di cui, nel bene o nel male, non te ne pentirai,

E quella rabbia e quella decisione che ci metti nell'affrontare le cose,

E..

04/09/12

63 - FAQ (Frequently Asked Questions)

Ultimamente, quando comunico la mia volontà di emigrare e che la decisione è già stata presa e sono in fase di preparativi, mi piombano sulla testa carriolate di domande che dividere in specifiche classi sarebbe compito improbo e disumano. Mi limito quindi a farvi partecipi delle domande più frequenti che risultano, però, anche quelle che, sotto determinati punti di vista, sono le più strane e inaspettate:

1) quanto piove in australia?
2) hai già un lavoro o vai giù senza sapere niente?
3) è facile trovare lavoro, trovare uno sponsor etc?
4) ti fidi ad andare via da solo?
5) si vabbè vai via, e se poi ti va male?

Ora mi accingo a riportare in sintesi le mie usuale risposte e spero di trovare un vostro riscontro nell'accuratezza/precisione/adesione al contesto di quanto dico:

1) esattamente non te lo saprei dire, ma non saprei dirti neanche quanto piove in italia o nel paese  dove attualmente vivo; esistono una carovana di siti meteorologici che riescono a darti mm di    pioggia, umidità e grado di arricciamento dei capelli di una persona (fattore legato all'umidità) di ogni singola località nel mondo, quindi non chiedere a me che, evidentemente, sono a digiuno di temi di meteorologia. Ma soprattutto, secondo te, risulta essere un fattore fondamentale il fatto che in Australia piova poco/tanto/per niente??? (N.B.= negli attimi successivi alla domanda il mio viso compie un processo di cambiamento passando da risata profonda, recepimento che il mio interlocutore vuole veramente sapere quanto piove in Australia, espressione seria, crisi di pianto)

2) Vado giù senza sapere niente. Oltrepassando la forma italiana della domanda (giuro che mi viene posta in questo modo), ma caro il mio interlocutore, secondo il tuo ampio punto di vista, mi sparo 20 ore di volo, vado in un Continente che sta dall'altra parte del mondo, dove non conosco nessuno (qualche amico equamente distribuito tra Sydney, Melbourne e Adelaide ma nulla di più) senza informarmi??

3) Qui rispondo "per sentito dire", ovvero la mia conoscenza si basa su esperienza passata di amici, sulla lettura di forum e blog, su ore della mia vita passate davanti ad un pc surfando su siti internet etc..Sinceramente credo che non sia difficile trovare lavoro, a patto di essere disponibili (MOLTO disponibili) a fare qualsiasi tipo di lavoro, essere umili, accettare tutto ciò che viene; se invece si parte con la volontà di arrivare là e fare il manager dal primo minuto..beh trovare lavoro è IMPOSSIBILE. Per quanto attiene alla questione sponsor anche qui mi trovo leggermente impreparato. Per quanto mi riguarda, il mio unico pensiero al momento è partire e mettermi subito in azione con qualsiasi tipo di lavoro, poi le cose credo che inizieranno a venire un po' da sè e le decisioni verranno prese al momento opportuno.

4) Si. Senza falsie modestie credo di sapermela cavare discretamente bene tra aeroporti, trasporti ed informazioni varie quindi, fatti i debiti scongiuri, non credo di potermi perdere. In Australia poi le conoscenze si faranno, poco alla volta o velocemente non lo so ma, a meno che non rimanga isolato all'interno di una stanza per tutta la mia permanenza, non credo affatto ci siano problemi nell'instaurare nuove amicizie.

5) (Toccatina prima di iniziare la risposta) Rispondo alla domanda con un'altra domanda: e se mi va bene? Non ho niente da perdere, se mi va male faccio ritorno in Italia (tra un anno non credo che la situazione qui sarà molto cambiata), ma se non parto non potrò mai sapere quali opportunità vi sono in Australia. Quindi, piuttosto di vivere con i rimorsi, preferisco buttarmi e tentare, cogliendo al volo ogni opportunità che mi si presenterà davanti a me.

62 - Zingarate, tarocchi ed amuleti

Alle volte succede che anche il sottoscritto, a dispetto delle attese, vada a fare la spesa. Per carità, non sono adatto ai superacquisti e ai carrelli stracolmi di prodotti per la casa, detersivi, frutta, verdura, rotoloni regina, casse d'acqua...no niente di tutto questo. Mi sono limitato ad andare al centro commerciale per acquistare una chiavetta di memoria, pane, qualche bottiglia di vino ed un regalo per un amico; insomma niente di impegnativo.


Ma l'impegnativo e l'imprevisto erano in agguato. Succede che nei parcheggi di qualche supermercato della zona dove abito (ma credo capiti ovunque), "lavorano" persone non propriamente autoctone che si offrono di riportare il carrello al proprio posto, tenendosi i relativi 1/2 euro inseriti, oppure si propongono una lettura immediata del futuro.
Ecco, proprio quello che è successo al sottoscritto.
Mentre caricavo l'imponente spesa in macchina, mi si è avvicinato una signora, probabilmente dell'est, che si è offerta di leggermi e predirmi il futuro. Con un gentile "No, grazie" ho proseguito per la mia strada, ma alle richieste insistenti, non ho potuto fare altro che fermarmi e chiedere il perchè di questa insulsaggine (forse ho usato un termine più tecnico e meno ortodosso).

La risposta della cara signora è stata: "Io posso leggerti il futuro, è sufficiente che tu mi dia la tua mano e scoprirari cosa ha in serbo per te il destino, non vorresti sapere cosa ti succederà??".
Potevo rispondere con un semplice "No", ma non potevo, dovevo farle sapere cosa ne pensavo e così, sempre con tono cordiale, le ho fatto capire che fregare soldi alla gente in questo modo è da ladri, perchè nessuno potrà dirti dove sarai e cosa farai nel futuro. Al che l'individuo, dall'alto della sua furbizia, ha cambiato tecnica. Non vuoi credere alla lettura del mio futuro?Bene allora ti convinco che pur non essendoci mai visti, so tutto del tuo passato.

Credo che il mio viso manifestasse una serie di espressioni del tipo: Rassegnazione, delusione, crisi di pianto e "Davvero mi stai ancora prendendo per il c***, non hai capito che hai beccato l'ultima persona sulla terra che crede a queste cose?". Quindi, essendo già salito in macchina, mi sono limitato ad un "Non ti ho mai conosciuta e neanche ci tengo a farlo, finiscila di fregare la gente con queste st****te".

Sicuro che il mio consiglio fosse stato recepito, me ne sono andato, dando uno sguardo allo specchietto retrovisore; la maga era già in procinto di attaccare una signora che stava scaricando la spesa in macchina dal proprio carrello. Mah..