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02/03/14

157 - L'autunno alle porte

Dopo quasi un mese rieccomi qui. Il tempo sta volando e davvero mi sembra impossibile che siano passati già quasi due mesi da quando sono ritornato. A dire la verità non mi sembra di essere mai partito per ritornare in Italia e poi aver preso nuovamente l'aereo per un'altra avventura australiana, tanto è stato breve il mese passato in Europa.


In una grigia domenica estiva in Melbourne (anche se il termine "estivo" necessita di una ridefinizione visto le strane giornate che si possono trovare in una classica, appunto, giornata estiva!) mi ritrovo comodamente sul divano ad aggiornare questo blog con le ultime novità, in attesa di cominciare il mio turno domenicale ad uno dei ristoranti dove lavoro.
Si perchè le ultime 3 settimane sono rivelate alquanto impegnative; praticamente, sto lavorando ininterrottamente ogni giorno senza pausa, senza la possibilità di trovare due ore da dedicare tutte a me stesso. Al momento, mi ritrovo con 3 differenti lavori che, in una settimana, mi permettono di lavorare anche fino a 60 ore. So che non potrò mantenere questi ritmi a lungo, ma finchè ci riesco e la cioccolata non finisce, porto avanti il tutto cercando di avere sempre lo stesso spirito e volontà che mi consentono di affrontare ogni singolo giorno con la voglia di dare il massimo di me stesso in tutto.

Ovviamente, dopo quasi due mesi a Melbourne, sto già pianificando una piccola gita nel fine settimana, non troppo lontano ovviamente, ma giusto per staccare un attimo la spina e non perdere mai il vizio di viaggiare! Ed è proprio qui che rispunta l'ipotesi Sydney o Perth. Una difficile scelta perchè ho lasciate in entrambe un sacco di amici che mi piacerebbe ricontrare per una nuova uscita insieme; inoltre, le due città sono (entrambe) bellissime, anche se caratterizzate da una bellezza differente; più metropoli e festaiola la prima, più paesaggistica e naturalistica la seconda (oltre ad essere stata la mia prima "casa" australiana!). Ho ancora tempo per decidere, non è un viaggio che farò nelle prossime settimane, ma si accettano comunque consigli!

06/09/13

141 - Riflessioni dell'ottavo mese

 Ancora qualche giorno e ci sarà da festeggiare. Quasi 8 mesi in Australia. Time flies. E' proprio il caso di dirlo. Alle volte, a dire la verità, mi sembra di essere qua da molto tempo, altre volte l'immagine dell'aeroporto di Perth è talmente nitida che è come se il tutto fosse accaduto la scorsa settimana. La strada che al tramontare del sole mi accompagnava nel mio tragitto verso la famiglia che mi avrebbe ospitato per il mio primo mese australiano, la semplice guida dalla parte opposta a quello a cui ero abituato, l'emozione per quella nuova avventura che stava per cominciare. Tutto ancora chiaro e limpido nella mia testa e nei miei pensieri.

Ora, dopo 8 mesi, mi ritrovo dalla parte opposta a dove ero atterrato. Queensland, il secondo Stato per dimensioni in Australia (il primo, manco a dirlo, è il Western Australia), Brisbane. Come si usa dire, di acqua sotto i ponti ne è passata assai, e ce ne dovrà passare ancora tanta. Per il momento non rinnego niente. Soddisfatto della scelta che ho fatto, orgoglioso di essere piano piano entrato in questo nuovo mondo, aver conosciuto nuova gente, aver fatto nuove amicizie ed il tutto creato dal niente, solo con tanta voglia e sacrifici. Tutti ripagati ampiamente. 

Al momento sono impegnato a guadagnare il secondo Working Holiday, lavorando 88 giorni in una farm. 44 giorni se ne sono già andati e sono giunto a metà dell'opera; altri 44 mi aspettano, a partire da lunedì, e sono pronto ad affrontarli con il giusto spirito, quello che mi ha accompagnato qui overseas. Il lavoro è duro, non rappresenta propriamente il mestiere di cui si dovrebbe occupare un ingegnere, la sveglia mattutina (notturna) non aiuta ma...non mi importa. Mi sveglio al mattino e la cosa non mi pesa affatto. Anzi, a dirla tutta, sono proprio contento. Felice di vivere una nuova esperienza, provare qualcosa di nuovo. Circondato da australiani. Quelli veri, quelli che parlano velocemente e con gli slang, inventati apposta per complicare ancora di più il linguaggio, già arduo di suo. L'impatto è stato duro, ma dopo un mese posso dire che mi sto abituando e riesco ad avere una piacevole conversazione senza dovermi sforzare troppo a capirli.

Ancora 44 giorni, dicevo, ed avrò il mio secondo visto. Cosa ne farò?Probabilmente, lo userò! Le idee che mi passano nel cervello sono talmente tante che alle volte le devo buttare giù su carta per non dimenticarle. Perchè non voglio scartare nessuna possibilità. Tutto rimane nella sfera del possibile, del "tutto si può fare". Molto dipenderà dalle finanze economiche, in base a quelle si vedrà quanto, dove e come viaggiare. Anche se il problema del come è già stato risolto. Si, mi sono comprato la macchina; ne avevo bisogno per andare al lavoro, ne avrò bisogno q
uando vorrò vedere questa, ancora inesplorata costa Est. Sarò la mia compagna di viaggio, quella a cui dovrò fare affidamento e che sperò non mi abbandonerà mai.
Per il momento godiamoci la vita in quel di Gatton e iniziamo a fare previsioni per il futuro; fra qualche mese vedremo quali si realizzeranno e dovranno essere aggiunte al bagaglio di esperienza e di avventura finora immagazzinato.

04/05/13

118 - What Happens When You Live Abroad

Riporto un articolo di Chelsea Fagan, scrittrice che vive a Parigi, riguardante i cambiamenti che si riscontrano nelle persone quando esse vivono in un paese diverso dal proprio.

"A very dependable feature of people who live abroad is finding them huddled together in bars and restaurants, talking not just about their homelands, but about the experience of leaving. And strangely enough, these groups of ex-pats aren’t necessarily all from the same home countries, often the mere experience of trading lands and cultures is enough to link them together and build the foundations of a friendship. I knew a decent amount of ex pats — of varying lengths of stay — back in America, and it’s reassuring to see that here in Europe, the “foreigner” bars are just as prevalent and filled with the same warm, nostalgic chatter.
But one thing that undoubtedly exists between all of us, something that lingers unspoken at all of our gatherings, is fear. There is a palpable fear to living in a new country, and though it is more acute in the first months, even year, of your stay, it never completely evaporates as time goes on. It simply changes. The anxiousness that was once concentrated on how you’re going to make new friends, adjust, and master the nuances of the language has become the repeated question “What am I missing?” As you settle into your new life and country, as time passes and becomes less a question of how long you’ve been here and more one of how long you’ve been gone, you realize that life back home has gone on without you. People have grown up, they’ve moved, they’ve married, they’ve become completely different people — and so have you.
It’s hard to deny that the act of living in another country, in another language, fundamentally changes you. Different parts of your personality sort of float to the top, and you take on qualities, mannerisms, and opinions that define the new people around you. And there’s nothing wrong with that; it’s often part of the reason you left in the first place. You wanted to evolve, to change something, to put yourself in an uncomfortable new situation that would force you to into a new phase of your life.
So many of us, when we leave our home countries, want to escape ourselves. We build up enormous webs of people, of bars and coffee shops, of arguments and exes and the same five places over and over again, from which we feel we can’t break free. There are just too many bridges that have been burned, or love that has turned sour and ugly, or restaurants at which you’ve eaten everything on the menu at least ten times — the only way to escape and to wipe your slate clean is to go somewhere where no one knows who you were, and no one is going to ask. And while it’s enormously refreshing and exhilarating to feel like you can be anyone you want to be and come without the baggage of your past, you realize just how much of “you” was based more on geographic location than anything else.
Walking streets alone and eating dinner at tables for one — maybe with a book, maybe not — you’re left alone for hours, days on end with nothing but your own thoughts. You start talking to yourself, asking yourself questions and answering them, and taking in the day’s activities with a slowness and an appreciation that you’ve never before even attempted. Even just going to the grocery store — when in an exciting new place, when all by yourself, when in a new language — is a thrilling activity. And having to start from zero and rebuild everything, having to re-learn how to live and carry out every day activities like a child, fundamentally alters you. Yes, the country and its people will have their own effect on who you are and what you think, but few things are more profound than just starting over with the basics and relying on yourself to build a life again. I have yet to meet a person who I didn’t find calmed by the experience. There is a certain amount of comfort and confidence that you gain with yourself when you go to this new place and start all over again, and a knowledge that — come what may in the rest of your life — you were capable of taking that leap and landing softly at least once.
But there are the fears. And yes, life has gone on without you. And the longer you stay in your new home, the more profound those changes will become. Holidays, birthdays, weddings — every event that you miss suddenly becomes a tick mark on an endless ream of paper. One day, you simply look back and realize that so much has happened in your absence, that so much has changed. You find it harder and harder to start conversations with people who used to be some of your best friends, and in-jokes become increasingly foreign — you have become an outsider. There are those who stay so long that they can never go back. We all meet the ex-pat who has been in his new home for 30 years and who seems to have almost replaced the missed years spent back in his homeland with full, passionate immersion into his new country. Yes, technically they are immigrants. Technically their birth certificate would place them in a different part of the world. But it’s undeniable that whatever life they left back home, they could never pick up all the pieces to. That old person is gone, and you realize that every day, you come a tiny bit closer to becoming that person yourself — even if you don’t want to.
So you look at your life, and the two countries that hold it, and realize that you are now two distinct people. As much as your countries represent and fulfill different parts of you and what you enjoy about life, as much as you have formed unbreakable bonds with people you love in both places, as much as you feel truly at home in either one, so you are divided in two. For the rest of your life, or at least it feels this way, you will spend your time in one naggingly longing for the other, and waiting until you can get back for at least a few weeks and dive back into the person you were back there. It takes so much to carve out a new life for yourself somewhere new, and it can’t die simply because you’ve moved over a few time zones. The people that took you into their country and became your new family, they aren’t going to mean any less to you when you’re far away.
When you live abroad, you realize that, no matter where you are, you will always be an ex-pat. There will always be a part of you that is far away from its home and is lying dormant until it can breathe and live in full color back in the country where it belongs. To live in a new place is a beautiful, thrilling thing, and it can show you that you can be whoever you want — on your own terms. It can give you the gift of freedom, of new beginnings, of curiosity and excitement. But to start over, to get on that plane, doesn’t come without a price. You cannot be in two places at once, and from now on, you will always lay awake on certain nights and think of all the things you’re missing out on back home."

21/01/13

101 - First week's gone

La prima settimana in Perth si è ormai conclusa e devo dire che il tempo è passato molto velocemente in quanto, tra una commissione e l’altra, le giornate sono volate. La settimana è cominciata con la scuola di inglese presso il Kaplan International College situato nella zona centrale della città a circa 2 km e mezzo dal Bus Port Station (la mia fermata) il che contribuisce a mantenermi in forma in quanto mi sparo circa 5 km al giorno a piedi sotto il sole e con il computer a presso. Pazzia? Si può essere, ma mi piace camminare e godermi il ritmo della città, i suoi rumori e le sensazioni che rilascia (e mi piace anche essere poetico come si può notare!). I professori sono preparati e veramente easygoing per cui si impara e si ride e si scherza allo stesso tempo e le ore trascorrono senza nessun intoppo.
La questione assicurazione è stata risolta con grande destrezza: in pratica non ho dovuto fare niente perché mi è stato detto che non è necessario. Nel caso avessi eventualmente bisogno (urge una toccatina generale di tutti i lettori, thanks!), sarebbe sufficiente portare con me il passaporto.
Altra questione non meno importante: account bancario. Nonostante sono stato ricevuto da un simpatico funzionario che tutto aveva meno che le sembianze australiane, e benchè quest’ultimo abbia parlato per 10 minuti buoni al ritmo di centinaia (forse migliaia) parole al secondo, sono riuscito a carpire tutto (con mia grande gioia) e ho aperto il mio conto in banca. Questa settimana andrò a ritirare la mia debit card e potrò finalmente iniziare a spendere vantando di possedere un conto australiano, anche se privo di cash al suo interno al momento.
Ma veniamo alle cose veramente importanti: divertimento. Ebbene, qua il costo della vita raggiunge livelli pazzeschi, penso che se non trovo lavoro in tempi ragionevoli dovrò vendere almeno un rene per supportare la mia esperienza qui nell’altro emisfero. Al di là di tutto ciò, tutto è fantastico. A partire dalla pulizia della città, l’efficienza del servizio pubblico, la gentilezza delle persone. Vogliamo parlare di spiagge??Parliamone. Ho avuto al momento una sola esperienza nel fine settimana, ma devo dire che la spiaggia di Scarbourough beach è eccezionale, niente a che vedere con Lignano o Bibione (con tutto il rispetto, ci mancherebbe!), pulita, con paesaggi mozzafiato e poi…c’è l’oceano! Potrei perdermi ore a fissare l’oceano e il frangersi delle onde sulla spiaggia ed i colori che l’acqua regala quando incontra il luce del sole su di essa.
Perla finale della settimana è stata la visita al Caversham Wildlife Park ove ho potuto, non me ne vogliano le altre creature, prendere contatto con i canguri ed i koala. Semplicemente unici. I primi sono animali tranquillissimi, o almeno così sembravano, si lasciavano accarezzare, dormivano, potevi dar loro del cibo. I secondi, invece, sono enormi orsacchiotti che non fanno altro che dormire e mangiare. Sinceramente, me li aspettavo più piccoli, ma un’assistente del parco (si chiama così??) ci ha informato che i koala che vivono nel queensland sono molto più piccoli e quindi..beh devo assolutamente andarli a vedere perché non mi fido!
Conclusioni? As far, i like this city!

13/01/13

100 - New life's beggining

This is Perth. E così inizia la mia avventura australiana, con un volo che mi porta da Venezia a Doha, un’attesa di 3 ore circa, ed un nuovo e facile volo di 10 ore e mezza che mi porta a destinazione (nasce per un momento in me un istinto omicida a causa di un bambino di fronte a me che piagnucola ininterrottamente per 40 minuti senza apparenti motivi ma rinsavisco appena in tempo). Scendendo dall’area mi investe quella brezzolina calda che tecnicamente viene chiamata “caldo fotonico” che mi porta, in un colpo solo, a sbarazzarmi di giubbotto, sciarpa e maglia e rimanere subito in maniche corte. Dopo i controlli di rito, esco all’aria aperta assaporando con tutto me stesso Perth. Ce l’ho fatta, il primo passo l’ho compiuto, ora rimane una salita ripidissima da salire, ma una cosa alla volta.

L’arrivo in famiglia è stato più o meno come me l’aspettavo: ovvero ad attendermi c’erano marito e moglie che mi hanno subito messo a mio agio, facendomi accomodare a tavola con loro per la cena, dopo avermi mostrato parte della casa e la mia camera. Scopro anche che devo lavare i piatti ed asciugarli (sia i miei che degli altri componenti della casa), ma ci sta tutto.
Alla sera vengo gentilmente accompagnato per un giretto turistico di King Park nel cuore della città (ricordo che dato i 34 gradi sono comodamente in pantaloni e maniche CORTE) da cui si gode di una vista spettacolare della città stessa e del suo brulicare di luci. Peccato per un vento paragonabile a quello della Bora triestina che ci fa desistere dall’intraprendere una lunga camminata, ma se il buongiorno si vede dal mattino ed il primo impatto con la città è questo, beh..non ci si può proprio lamentare.
Dopo qualche chiaccherata con la famiglia decido di prendere la vita del letto e di iniziare la dormita più lunga della mia vita. Ma il jetlag si è fatto sentire dato che mi dopo 4 ore di dormita profonda mi sono svegliato nel cuore della notte ripassando il mio inglese, sono stato sveglio fino alle 7 per poi riaddomentarmi ed aprire gli occhi nuovamente alle 9. Questo pomeriggio si prevede una giornata impegnativo con giretto autonomo della città per verificare funzionamento autobus e traffico in generale e per preparami ad una nuova vita da studente con scadenza posta a 4 settimane a partire da lunedì.
Note a margine:
-          L’italiano medio (da me rappresentato) parla inglese molto meglio rispetto allo spagnolo medio (rappresentato da un ragazzo spagnolo conosciuto in aereo)

-          Il mio inglese non fa poi così schifo come pensavo, ma si deve migliorare ancora parecchio

-          L’impatto con l’inglese australiano è devastante: con il taxista capisco poco, anche perché si sforza a parlare con un livello di voce ai limiti dell’udibilità, mentre con il padrone di casa va un po’ meglio ma il fatto di “mangiarsi le parole” non era una leggenda metropolitana ma sacrosanta verità

-          Il chicken gentilmente offerto dalla compagnia aerea sembrava qualsiasi genere di cibo ma non sicuramente chicken

10/01/13

99 - Ci siamo

Si, il momento è arrivato. Ultimi preparativi. La valigia è in fase di preparazione, check in effettuato, tutte le stampe possibili ed immaginabili sono state fatte, documenti pronti e adrenalina che inizia a crescere in modo esponenziale.
Manca solamente il ritiro della patente internazionale e dello zaino che ospiterà il mio 17'', poi ci sarà pure tempo per un'ultima bicchierata questa sera con gli amici.
 
E poi c'è un volo alle 15.10 di domani da Venezia che mi aspetta. Lascio qui tutte le certezze che mi ero costruito nel corso degli anni, e faccio una sorta di salto nel buio, cercando di trovare qualcosa che probabilmente non avevo ancora trovato e che devo ancora sperimentare. Mi porto dietro un'unica certezza: domani salirò su quell'aereo che mi porterà dall'altra parte del mondo. Tutto il resto è un'incognita che stimola, eccita e che sarà alla base di tutta la volontà che ci metterò nell'affrontare quello che mi si presenterà davanti.
 
Il prossimo post sarà ancora in italiano, ma da una località che non ha niente a che fare con l'Italia.
Perth, see you soon, i'm coming.

31/12/12

95 - Addio 2012

 
E così se ne va un altro anno, tra rimpianti, rimorsi, felicità, soddisfazioni, festeggiamenti. Così se ne va il 2012, un anno personalmente strano in cui ho preso decisioni importanti e decisive per il mio futuro, che prenderanno concretamente forma nel 2013.
 
Non sarà per me l'anno dei rimpianti, tendo a non averne e se mi vengono me li faccio passare, perchè tutto ciò che sono oggi è il frutto di quello che ho passato (frase fatta ma che è effettivamente una grande verità); forse avrei potuto fare di più in certi ambiti, dare di meno in altri contesti ma, come sempre, ho fatto e ho detto quello che mi sentivo di fare o dire.
 
Sono soddisfatto del mio 2012 e delle scelte fatte. Sono particolarmente orgoglioso della decisione che ho preso, quella con la D maiuscola. Quella che cambierà il mio prossimo e vicinissimo futuro. Certo, qui lascerò gli amici, la famiglia, i parenti, e tutte le certezze che mi ero costruito in questi 27 anni di vita italiana.
Ma è una cosa che dovevo e devo fare, che mi sento di affrontare. Ovviamente qualche paura c'è, ma predominano nettamente le sensazioni positive, gli stimoli, la voglia di approcciarsi a questa nuova avventura e ad un nuovo mondo, di provare qualcosa di diverso, di mettersi nuovamente in gioco.
Senza falsa modestia, mi rendo conto che è una decisione coraggiosa e che, allo stesso tempo, mi porrà di fronte nuove sfide e nuove incognite.
 
Lascio qui le certezze e mi avvio verso un mondo che per me sarà nuovo e tutto da esplorare, pieno di incognite e di sorprese, con un unica e concreta certezza: il prossimo 11 gennaio prenderò quell'aereo e partirò, poi tutto quello che verrà, nel bene e nel male, sarà un'incognita che dovrà essere affrontata, in quanto tale, come un'esperienza di vita.
 
Lascio questo 2012 e mi appresto a girare l'angolo, correndo veloce verso quel nuovo ed intrigante 2013, sperando che sia un anno ricco di soddisfazioni.
Ed è un augurio che faccio a tutti.
 
 
 

28/12/12

94 - Update

Qualche giorno fa mi è arrivata la mail con le indicazione ed i riferimenti della famiglia che mi ospiterà per le prime due settimane a Perth. La loro casa si trova a circa 9 km dalla scuola che frequenterò per 4 settimane, quindi mi dovrò equipaggiare con una bici oppure decidere di utilizzare il trasporto pubblico per giungere a destinazione.

La "mia" scuola
Ritornerò dunque ad essere uno studente, anche se per solo 4 settimane. La cosa non mi spaventa affatto, anzi, avrò l'opportunità di fare nuove conoscenze da subito e la possibilità di integrarmi più velocemente nella vita quotidiana di Perth.

Ieri sera mi sono fatto un giretto lungo le highway e le strade minori di Perth, costeggiando l'oceano. Beh inutile dire che mi porterò la mia attrezzatura ginnica per scoprire le sensazioni che si provano a correre guardando l'oceano..e continuerò ad allenarmi per cercare di partecipare alla mia prima maratona extraitaliana!

24/12/12

93 - Buone feste a tutti

A quanto pare anche quest'anno il Natale è arrivato. Ed anche quest'anno c'è stato, e c'è ancora, la ressa ai negozi per gli ultimi acquisti, le code di macchine per raggiungere i centri commerciali, le grandi spese per riempire le nostre tavole.
Non preoccupatevi, non sarà la solita filastrocca che il Natale è stare con la famiglia e con i nostri cari e non è rappresentato dai soldi che spendiamo in regali (anche se è effettivamente è così!).
 
Però è strano pensare a cosa si prova e a come si attende il Natale quando si è bambini, e cosa si prova, invece, quando si inizia ad entrare in un'età più matura in cui non si crede più in Babbo Natale e si aspetta questa festa come ci si aspetta l'arrivo di un qualsiasi altro giorno (o quasi). E dico questo con una vena di tristezza perchè, se è normale che questo accada, dall'altra parte rimpiango quando tutto era vissuto in una sorta di favola e non vi erano i pensieri che accompagnano un adulto giorno dopo giorno.
 
Personalmente quest'anno sarà un Natale un po' diverso perchè sarà l'occasione di vedere riuniti i miei familiari, tutti insieme, prima della mia partenza che, oramai, mi sento di definire "imminente". Mancano meno di 20 giorni e probabilmente non ci sarà in questo tempo una data utile per un'altro ritrovo di gruppo in cui salutare tutti. Questo Natale rappresenta per me una sorta di Arrivederci in cui ho l'occasione di salutare tutti, augurare un Buon Natale, Felice Anno ed un augurio di rivederci as soon as possible o comunque quando deciderò/potrò/vorrò tornare dall'altro emisfero.
 
Quindi..Buon Natale e Buone Feste a tutti.

11/12/12

88 - Cambiamenti

Oggi 11 Dicembre 2012 è passato esattamente un anno.

Oggi 11 Dicembre 2012 mancano esattamente 30 giorni.

Tante cose sono cambiate e, anche se non ne sono proprio sicuro, non tornerei indietro.

18/10/12

73 - Sogni di un nuovo mondo

Come si evince dal precedente post, sono ora possessore di un biglietto di sola andata con direzione Perth, Western Australia. La partenza è stata fissata l'11 gennaio 2013 dopo vari ripensamenti, vicissitudini e problemi di lavoro.
Si perchè l'intenzione di partire a fine anno c'è sempre stata ma il dubbio ancestrale che mi portavo dietro era legato se partire a inizio dicembre oppure a inizio gennaio.
L'idea di passare Natale e Capodanno con il berretto di Babbo Natale e il costume sulla spiaggia con vista oceano è stata allettante, così come l'idea di partire as soon as possible e respirare fin dall'inizio l'estate australiana. Poi però sono entrate anche altre considerazioni che hanno spostato l'ago della bilancia su gennaio.

E adesso eccomi qua, biglietto della Qatar Airways in mano, valigia già in pole position sul letto pronta ad essere riempita con l'abbigliamento, le scarpe e ciò che dovrò utilizzare nell'arco di un intero anno (spero); e ci tengo a precisare che il sottoscritto, solitamente, è il classico individuo che prepara la valigia e pochissime ore dalla partenza, in tempi record. Solo una volta mi è capitato di preparare la valigia, o almeno di stilare una lista di ciò che mi serviva, con qualche giorno di anticipo: è stato in occasione della mia vacanza in America dell'aprile-maggio dello scorso anno.

Quesot per far capire quanto sono carico (e come dammi torto?!) all'idea di lasciare il Vecchio Continente e di salpare verso un nuovo mondo, nella speranza che questo mi regali grandi soddisfazioni ed un'esperienza che, ne sono sicuro, mi porterò sempre dentro.

Nell'attesa, non posso far altro che documentarmi documentarmi e documentarmi su ciò che andrò a trovare una volta là e sulle opportunità offerte, già sognando paesaggi da sogno, correre inseguendo il tramonto del sole all'orizzonte, saltare insieme ad un canguro e, dulcis in fundo, assaporare un Natale sulla spiaggia, con il mio fantastico berretto di Santa Claus ad auguare con il mio sbiascicato inglese australiano "Merry Christmas"!!

10/10/12

71 - That's one small step for a man, one giant leap for mankind

Si sta avvicinando inesorabilmente il momento della partenza (i bookmakers danno ottime possibilità di partenza a gennaio 2013) ed il tempo scorre molto velocemente e, senza accorgemene, sono passati ormai più di due mesi dal rilascio del visto WHV.

Capisci che il momento si sta avvicinando e la cosa è rese evidente. Da cosa?Non dalle pacche sulle spalle dei vecchi amici che sanno che ti "perderanno" per almeno un anno, non dalle richieste di Capodanno che già iniziano a piovere, non dai "beato te" o "ma cosa ci vai a fare" che ti senti spesso dire. No. Niente di tutto questo.
Capisci che il momento della tua partenza si sta avvicinando perchè tua mamma ha deciso di imparare ad usare il computer.

Da quando ha scoperto che è possibile comunicare tramite Skype da una parte all'altra del mondo è fermamente decisa ad imparare le nozioni base del misterioso mondo dell'informatica. Sto parlando di mia madre. La persona che odia i computer e che li ha toccati solamente per spostarli per spolverare la camera. Si quella persona.

Un evento di siffatta entità merita di essere accostato allo sbarco sulla Luna, come minimo.

06/10/12

70 - Il weekend pensieroso

Ultimamente sono sempre di corsa, tra preparativi di viaggio, collaborazione con lo studio e gli ultimi lavori che sto completando (o iniziando), calcetto, corsa etc ho sempre poco tempo per fermarmi un attimo, riposare e ricaricare le batterie.
Nel momento in cui sto scrivendo succede che mi sono preso 2 ore tutte per me per un giretto in internet tra siti australiani, forum e lettura di qualche blog prima di partire per i 30 km di allenamento (il 28 ottobre ho la maratona di Venezia); succede quindi che mi sbuchino fuori le foto del viaggio nel Stati Uniti di un anno e mezzo fa e, di conseguenza, le foto di una persona che non vedevo da un po' di tempo. E la mente vaga, ritorna a quei momenti, c'è nostalgia nell'aria ma anche una vena di rassegnazione. Consapevole che tra non molto la mia vità cambierà, non cado nello sconforto riguardando quelle foto, ma, anzi, sono molto carico e in attesa impaziente della partenza.
 
Dispiaciuto per quello che poteva essere e non lo è diventato, guardo avanti con ottimismo, prendendo quello che mi viene dato e andandomi a prendere il futuro direttamente con le mie mani e costruendomelo passo dopo passo.

19/09/12

66 - Preparativi

Oramai, a discapito del titolo del mio blog, ultimamente qui parlo solamente della mia prossima meta, ovvero si parla di Australia. In questi mesi che mi separano dalla partenza vi sono un sacco di preparativi e talmente tante cose a cui pensare che ho dovuto sfoderare foglio e penna e stilare un elenco.
Tra le tante, in questi giorni mi sto occupando di chiudere, almeno temporaneamente, la mia carriera professionale qui in Italia nella speranza di poterla poi riaprire in Australia. Si passa quindi dalla semplicissima cancellazione dall'Albo (degli Ingegneri ndr) alla ben più complicata gestione della Cassa di Previdenza e degli obblighi-doveri-diritti derivanti dal possesso di una partita Iva.
La mia giornata tipo, quindi, si districa tra lavoro, telefonate varie ad agenzie di consulenza per definire le mie prime settimane in Perth seguendo un corso di inglese per raggiungere la certificazione Ielts, vagonate di materiale scartabellato in internet che mi preparari ad affrontare la vita in mezzo a canguri, coccodrilli e ragni.
 
In mezzo a tutta questa confusione, l'eccitazione inizia ad alzare la propria asticella; in alcuni giorni è maggiore, in altri minore, ma c'è sempre, ogni giorno di più. Quando poi ricevo i rari complimenti per la mia coraggiosa scelta, volo a qualche metro da terra sentendomi potentissimo!
 
Ancora non riesco a pensare che questi sono gli ultimi mesi che mi separano da una straordinaria esperienza di vita, eppure..sembra proprio sia così!

07/08/12

53 - Il Working Holiday Visa

Come accennavo nell'ultimo post, entrare in Australia e rimanerci per un determinato periodo, con un obiettivo diverso dall'essere il semplice turista che si gode la vacanza, non è poi così complicato, o almeno non lo è quanto il tentare di entrare negli Stati Uniti.

Premetto subito che quanto andrò a scrivere è frutto solamente della mia (piccola) esperienza e di quanto trovato navigando in internet e chiedendo informazioni a qualche persona che ne sa più di me a riguardo. Elencare tutti i tipi di visto è compito improbo e praticamente impossibile, quindi mi limiterò a citare quelli che secondo me sono i più importanti:

- STUDENT VISA: permette di rimanere in territorio australiano per tutta la durata del corso di studi scelto; è possibile anche lavorare ma con alcune limitazioni (20 ore a settimana al massimo). E' il visto che viene scelto per chi va in Australia per studiare oppure per chi ha già usufruito di uno o due Working Holiday Visa

- TOURIST VISA: dal nome, è il visto per il turista, ovvero per chi intende entrare in Australia per vacanza, per visitare amici o parenti. Non è possibile lavorare (o meglio, è possibile, ma "a nero", con tutte le conseguenze del caso), è possibile studiare ma solo entro i termini di durata del visto (ovvero 3 mesi).

- WORKING HOLIDAY VISA: può essere utilizzato da chi è compreso nella fascia d'età 18-30 anni, si può ottenere direttamente online oppure compilando una serie di dati in forma cartacea (assai consigliato il primo metodo in quanto i tempi burocratici si accorciano drammaticamente) ed ha una validità di 12 mesi. Ovvero, dal momento in cui si riceve la mail di accettazione del visto WHV, si ha 12 mesi di tempo per entrare in territorio australiano e, nel momento in cui si poggia effettivamente la suola della nostra scarpa in Australia, si hanno a disposizione 12 mesi per rimanere.

Alla fine dei 12 mesi le possibilità principali che ci si presentano sono 3:
     1) Richiedere un secondo WHV (ma in questo caso, durante il primo WHV, si deve lavorare per almeno 88 giorni in una farm) della durata di altri 12 mesi
      2) Avere la botta di culo di trovare un'azienda o un datore di lavoro che ci sponsorizza e che ci permette di prolungare la nostra permanenza con i canguri
       3) Fare ritorno a casa

Durante il WHV è possibile fare qualsiasi tipo di lavoro, con la limitazione, però, di non poter lavorare sotto lo stesso padrone per più di 6 mesi. E' possibile anche studiare, per un periodo massimo di 4 mesi.

Oltre a questi 3 tipi di visto, come detto in precedenza, ve ne sono molti altri; in un'apposita sezione del sito del governo australiano viene data la possibilità di ottenere qual è il visto che più si addice alle nostre necessità.

Detto ciò, mi sembra di aver completato la splendida e veloce carrellata a riguardo del "problema visto per l'Australia" e di aver fatto un po' di luce sul Working Holiday Visa che mi permetterà, nel prossimo futuro, di vivere fianco a fianco con gli amici canguri.

02/08/12

52 - A come Australia

A discapito del titolo del blog, che manifesta il mio desiderio e la mia volontà di trasferire la mia vita negli Stati Uniti, ho preso negli ultimi giorni una decisione drastica, che mi porterà dall'altra parte dell'emisfero, in quello boreale e, di fatto, dall'altra parte del mondo: me ne vado in Australia.

Mettiamo le cose in chiaro: la voglia di America è sempre presente, inscalfibile al primo posto, per usare il gergo che in questi giorni sentiamo spesso (vedi Olimpiadi), l'America era, è e rimane la mia medaglia d'oro da conquistare. Il punto è che ho sempre avuto l'idea di testare me stesso e le mie capacità al di fuori dal contesto Italia, ma vuoi per una cosa o per un'altra o per la mancanza di coraggio a compiere il salto, me ne sono rimasto sempre nel Belpaese, circondato da sicurezze e dalla familiarità dell'ambiente.

Ad un certo punto, però, un insieme di circostanze ha fatto scattare in me la scintilla, mi sono acceso ed ho iniziato a ragionare sulle svariate possibilità di "cambiar aria". L'input mi è stato dato leggendo un blog di un un giovane napoletano che ha deciso di trasferirsi da Milano alle Hawaii (anche se adesso ha fatto ritono). Anche grazie a lui, che ringrazio qui pubblicamente, ho preso definitivamente la decisione, ponderata dopo mesi e mesi di titubanza.

Perchè l'Australia? Beh la risposta appare abbastanza scontata, ma vedo comunque di evidenziare alcuni aspetti fondamentali che mi hanno fatto ricadere su questa scelta (l'elenco è puramente casuale, in base all'ordine in cui i pensieri affluiscono alla mente!)

- la relativa facilità (e velocità) con cui è possibile ottenere un visto WHV (Working Holiday Visa) che permette di rimanere nella terra dei canguri per un anno, con alcune limitazioni che vengono chiaramente esposte nel sito del governo australiano (tutto ciò va a scontarsi sulle difficoltà di ottenere un visto per l'America)

- la situazione economico-politico dell'Italia e la relativa situazione in Australia che, non sarà il paese dei balocchi, ma di sicuro offre più opportunità di quante se ne possano trovare qui

- l'inglese: il mio livello è buono, ma da qui a dire che mi so destreggiare con noncuranza in ogni situazione ed in ogni tipo di argomento ce ne passa; quindi questa esperienza sarà l'occasione per dare una sterzata al mio inglese e di migliorarlo quanto più possibile

-  il desiderio di provare un'esperienza partendo da solo per un luogo che affascina e di cui nei tg, nei giornali e per tv non se ne sente molto parlare (per non dire per niente!)

- forse la motivazione più scontata: i paesaggi mozzafiato, i territori sconfinati, l'oceano, il surf e le cose più frivole che però in Australia assumono un significato elevato alla potenza perchè...beh perchè è l'Australia.

Mentre scrivo questo post mi rendo conto della confusione che posso aver buttato giù su carta (video?) ma il mio cervello è pieno di idee, pensieri, paure che vorrei esternare tutte insieme ma che, ovviamente, capisco non è possibile farlo.

Per tal motivo a questo seguiranno altri post sul fattore A (vedi titolo post), che mi permetteranno di far capire meglio come sono giunto a questa decisione, come la sto affrontando tra qualche paura ma anche tanta determinazione e convinzione.

See ya!

12/10/11

Sognando la California

In queste settimane sto pianificando la mia prossima, e seconda, holiday in America, direzione California. Senza nulla togliere all'Est sono innamorato della costa Ovest, dell'oceano, delle spiagge, dei suoi parchi.
Vagheggiando un po' in internet qualche tempo fa sono capitato sul sito di National Geographic, che illustra il percorso compiuto dalla PCH, acronimo di Pacific Coast Highway, la strada che collega la zona sud della California con la zona nord.
Pacific Coast Highway

Probabilmente il mio prossimo viaggio si svilupperà lungo questa strada, partenza da San Diego o Los Angeles e con la mia supercar (probabilmente utilitaria, costa meno!!), farò il giro della costa, facendo diverse tappe lungo il percorso. Tra le papabili Santa Monica, Dana Point e Monterey.

Cercherò di non farmi mancare un passaggio sul Golden Gate Bridge, e di ammirare il paesaggio che viene offerto all'automobilista lungo il tragitto: l'oceano Pacifico da una parte e la baia di SF dall'altra...ho già i brividi!