18/10/12

73 - Sogni di un nuovo mondo

Come si evince dal precedente post, sono ora possessore di un biglietto di sola andata con direzione Perth, Western Australia. La partenza è stata fissata l'11 gennaio 2013 dopo vari ripensamenti, vicissitudini e problemi di lavoro.
Si perchè l'intenzione di partire a fine anno c'è sempre stata ma il dubbio ancestrale che mi portavo dietro era legato se partire a inizio dicembre oppure a inizio gennaio.
L'idea di passare Natale e Capodanno con il berretto di Babbo Natale e il costume sulla spiaggia con vista oceano è stata allettante, così come l'idea di partire as soon as possible e respirare fin dall'inizio l'estate australiana. Poi però sono entrate anche altre considerazioni che hanno spostato l'ago della bilancia su gennaio.

E adesso eccomi qua, biglietto della Qatar Airways in mano, valigia già in pole position sul letto pronta ad essere riempita con l'abbigliamento, le scarpe e ciò che dovrò utilizzare nell'arco di un intero anno (spero); e ci tengo a precisare che il sottoscritto, solitamente, è il classico individuo che prepara la valigia e pochissime ore dalla partenza, in tempi record. Solo una volta mi è capitato di preparare la valigia, o almeno di stilare una lista di ciò che mi serviva, con qualche giorno di anticipo: è stato in occasione della mia vacanza in America dell'aprile-maggio dello scorso anno.

Quesot per far capire quanto sono carico (e come dammi torto?!) all'idea di lasciare il Vecchio Continente e di salpare verso un nuovo mondo, nella speranza che questo mi regali grandi soddisfazioni ed un'esperienza che, ne sono sicuro, mi porterò sempre dentro.

Nell'attesa, non posso far altro che documentarmi documentarmi e documentarmi su ciò che andrò a trovare una volta là e sulle opportunità offerte, già sognando paesaggi da sogno, correre inseguendo il tramonto del sole all'orizzonte, saltare insieme ad un canguro e, dulcis in fundo, assaporare un Natale sulla spiaggia, con il mio fantastico berretto di Santa Claus ad auguare con il mio sbiascicato inglese australiano "Merry Christmas"!!

12/10/12

10/10/12

71 - That's one small step for a man, one giant leap for mankind

Si sta avvicinando inesorabilmente il momento della partenza (i bookmakers danno ottime possibilità di partenza a gennaio 2013) ed il tempo scorre molto velocemente e, senza accorgemene, sono passati ormai più di due mesi dal rilascio del visto WHV.

Capisci che il momento si sta avvicinando e la cosa è rese evidente. Da cosa?Non dalle pacche sulle spalle dei vecchi amici che sanno che ti "perderanno" per almeno un anno, non dalle richieste di Capodanno che già iniziano a piovere, non dai "beato te" o "ma cosa ci vai a fare" che ti senti spesso dire. No. Niente di tutto questo.
Capisci che il momento della tua partenza si sta avvicinando perchè tua mamma ha deciso di imparare ad usare il computer.

Da quando ha scoperto che è possibile comunicare tramite Skype da una parte all'altra del mondo è fermamente decisa ad imparare le nozioni base del misterioso mondo dell'informatica. Sto parlando di mia madre. La persona che odia i computer e che li ha toccati solamente per spostarli per spolverare la camera. Si quella persona.

Un evento di siffatta entità merita di essere accostato allo sbarco sulla Luna, come minimo.

06/10/12

70 - Il weekend pensieroso

Ultimamente sono sempre di corsa, tra preparativi di viaggio, collaborazione con lo studio e gli ultimi lavori che sto completando (o iniziando), calcetto, corsa etc ho sempre poco tempo per fermarmi un attimo, riposare e ricaricare le batterie.
Nel momento in cui sto scrivendo succede che mi sono preso 2 ore tutte per me per un giretto in internet tra siti australiani, forum e lettura di qualche blog prima di partire per i 30 km di allenamento (il 28 ottobre ho la maratona di Venezia); succede quindi che mi sbuchino fuori le foto del viaggio nel Stati Uniti di un anno e mezzo fa e, di conseguenza, le foto di una persona che non vedevo da un po' di tempo. E la mente vaga, ritorna a quei momenti, c'è nostalgia nell'aria ma anche una vena di rassegnazione. Consapevole che tra non molto la mia vità cambierà, non cado nello sconforto riguardando quelle foto, ma, anzi, sono molto carico e in attesa impaziente della partenza.
 
Dispiaciuto per quello che poteva essere e non lo è diventato, guardo avanti con ottimismo, prendendo quello che mi viene dato e andandomi a prendere il futuro direttamente con le mie mani e costruendomelo passo dopo passo.

04/10/12

69 - Viva la puntualità

Ma è mai possibile che quando una persona dice una cosa non è mai quella? E' possibile che ti dicano "Hai bisogno di un preventivo?Domani o al massimo dopodomani è sulla tua scrivania!!" e passano 2 settimane, quasi 3 senza aver notizie. Chiami l'interessato ed ha il cellulare spento, mandi una mail e non risponde.
Il prodotto lo vendi te, io sono l'acquirente, quindi se poi perdi un cliente non lamentarti!

Piccolo sfogo quotidiano.

68 - Il disastro del Vajont: 9 Ottobre 1963

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso e che confluisce nel Piave, nei pressi di Longarone e Castellavazzo, in provincia di Belluno.
Le comunità di questi paesi vennero sconvolte dalla catastrofe che avvenne il 9 ottobre 1963 in seguito alla costruzione della diga che provocò la frana del monte Toc all'interno del bacino artificiale creatosi alle spalle della struttura con la conseguente onda che portò alla distruzione dei paesi ed un numero di circa 1800 vittime.
Ma partiamo dall'inizio. Nel 1940 il geologo Dal Piaz, consulente della SADE e autore delle principali relazioni geologiche che accompagnarono i progetti della diga, diede una descrizione dei luoghi in cui doveva essere realizzata la struttura: " [...] la parte inferiore della vallata del Vajont, che confluisce nel Piave di fronte a Longarone, viene citata come esempio classico e suggestivo di profondissima gola che s'interna nei monti a guisa di gigantesca spaccatura. In questo punto la gola è così angusta e profonda da richiamare alla mente i classici canyon degli Stati Uniti. Anche qui, come nei canyon dell'America settentrionale, il fiume scorre in una profondissima fessura a forma di tortuoso corridoio, i cui fianchi si ergono a pareti verticali per considerevoli altezze [...]".

In seguito ad una serie di proposte di progetto, anche a causa delle pressioni del Governo, ci fu un'accelarazione nell'iter progettuale che portò alla realizzazione di una serie di elaborati secondo cui la diga doveva presentare le seguenti caratteristiche:
  • quota di fondazione: 463,90 m
  • quota di coronamento: 725,50 m
  • quota di massimo invaso: 722,50 m
  • altezza massima: 261,60 m
  • lunghezza del coronamento: 190,50 m
  • spessore alla base: 21,11 m
  • spessore alla sommità: 3,40 m
  • volume di calcestruzzo: 353.000 mc
  • corda dell'arco medio di testa: 169,0 m 
Gli scavi iniziarono nel 1956 ed i lavori si conclusero nell'agosto del 1960.
La diga fu riempita e, in seguito ad una serie di invasi e svasi, venne raggiunto il livello di 710 m, 10 oltre il limite di sicurezza. In questa occasione ripresero i movimenti della massa franosa e la falda freatica riprese a risalire, benché questo fosse attribuito alle precipitazioni meteorologiche. Nella riunione tecnica tenutasi il 18 di settembre, l'ing. Biadene, subentrato allo scomparso Semenza, fece presente che se i movimenti non si fossero arrestati prima della fine del mese, avrebbe proceduto ad uno svuotamento parziale del bacino fino a quota 695, ritenuta da tutti come quota di sicurezza per eventuali imprevisti.
Nell'ultimo mese precedente la tragedia i cittadini della valle del Vajont erano certamente impressionati da quanto succedeva: i boati che scuotevano continuamente il terreno non inducevano di certo all'ottimismo. 
Il 27 settembre iniziò l'ultimo svaso, dapprima lento, quindi sempre più veloce. Purtroppo questo ultimo estremo intervento non riuscì ad evitare il peggio.
 Alle 22.39  del 9 ottobre 1963 una frana (si parla di circa 270 milioni di mc di roccia) si staccò dal monte Toc provocando ue ondate: la prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. L'abitato di Erto fu miracolosamente risparmiato ma vennero distruttue le frazioni più basse lungo le rive del lago(Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino); la seconda superò lo sbarramento della diga e si diresse verso valle spazzando via ogni ostacolo. La stretta gola del Vajont compresse l'onda facendolo acquisire ancora maggiore energia che la portò a raggiungere i 70 metri all'uscita dalla vallata e a distruggere con una forza terribile l'abitato di Longarone.
Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.

02/10/12

67 - I percorsi della memoria

Domenica 30 settembre ho partecipato alla gara podistica non competitiva "I percorsi della memoria" suoi luoghi del Vajont. La gara, prevedeva un percorso che si snodava tra i tratti di strada interrotti o distrutti nel disastro del Vajont del 9 ottobre 1963 e che hanno caratterizzat storicamente le vie di collegamento tra al Valle del Piave e la Valcellina, nonchè sentieri quali antiche vie di comunicazione a piedi per le genti di Casso, di Erto, di Castellavazzo e Longarone.
Come si legge nell'opuscolo informativo, è stato un suggestivo passo indietro nel tempo poter percorrere tracciati ricchi di storia come la vecchia strada del Colomberm le gallerie, il ponte canale, la cava dei Pascoli, l'intero coronamento della diga, attraversare la frana del Toc, transitare per la vecchia Erto e poi per il trui dal sciarbon, salire a Casso, scendere a Codissago per il troi de Sant'Antoni e raggiungere Longarone per la zona di Malcolm.

Erano previsti 3 tipi di percorsi: un percorso "A" di 10 km circa, un percorso "B" di 17 km (quello corso dal sottoscritto) ed un percorso "C", più lungo, di circa 25 km.
Devo dire che i 17 km sono stati meno faticosi del previsto, nonostante ho avuto qualche difficoltà in alcune salite che risultavano essere piuttosto ripide, tanto da dover essere superate camminando ed in fila uno dopo l'altro. Correre nei pressi della diga e sul coronamento della stessa avendo la possibilità di osservare da vicino l'imponenza della struttura  non ha veramente prezzo, soprattutto per un ing.idraulico come me che tali strutture le ha studiate solamente sui libri!Ed è veramente sensazionale come questa meraviglia di ingegneria sia stata costruita con i mezzi e le conoscenze dell'epoca (anni 50 del secolo scorso), arrivando ad essere, a fine lavori, la diga più alta del mondo con i suoi 261.60 m all'altezza dello sbarramento.
 
Purtroppo essa è ricordata in modo per particolare per il disastro del Vajont avvenuto il 9 ottobre 1963, ma continua a mantenere inalterato il suo fascino ed ogni volta che ne ho l'occasione e sono nei paraggi non manco di andare a scattare qualche foto.

La giornata podistica è stata dunque molto piacevole, anche perchè il tempo è stato clemente e ci ha accompagnato con una leggere pioggia solamente per qualche tratto del nostro percorso per poi scatenarsi nel pomeriggio quando ormai tutti i partecipanti erano giunti al traguardo.
La manifestazione, giunta alla 7^ edizione, risulta essere, secondo me, un'ottima opporunità e stimolo per le nuove generazioni (anche la mia) che non hanno vissuto direttamente la sciagurata vicenda del 1963, a conoscere e ad informarsi su quanto avvenuto, per poter ricordare le persone scomparse ed impedire che eventi catastrofici di tale entità non avvengano più. Credo che molti dei partecipanti alla manifestazione la pensassero come me, perchè fonti ufficiose parlano di circa 5500 podisti e di oltre 10000 persone che hanno preso parte alla giornata.

Nel successivo post mi occuperò di presentare il disastro del Vajont sopra richiamato, oggetto della gara podistica a cui ho partecipato.